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LETTERA DA MANDARE A .................”?????.

            Sono inglese. Ho insegnato lingue e letteratura alla Bocconi e all’Universita’ di Verona e gestisco una scuola estiva per ragazzi stranieri da 25 anni. Inoltre, io e mia moglie siamo autori di una  grammatica per le scuole Superiori Italiane. Siamo stati invitati a tenere corsi intensivi settimanali in scuole medie, e nelle ultime 5 settimane siamo stati invitati a fare una “sperimentazione didattica” nelle scuole  superiori.  Dunque, da settembre abbiamo insegnato inglese in 30 classi (scuole media e superiore): cioe’ a piu’ di 700 allievi.

            Da settembre abbiamo visitato 14 scuole e sono sbalordito, stupito. Come e’ possibile che gli studenti conoscono cosi poco l’inglese? Gli insegnanti stessi si sono meravigliati di quanto poco conoscano gli studenti dopo i loro 3 anni nelle medie  inferiori ma non e’ molto diverso dopo ancora 2 anni alle superiori. La stragrande maggioranza non sanno dopo 3 anni alle medie come manipolare i 2 presenti in inglese e neppure  come dire in inglese quale o di chi. Inoltre conoscono pochi verbi e vocaboli. Ho insegnato a tutti questi allievi, da 8  a 20 ore. Dunque cio’ che racconto e’ una vera esperienza.

            Parlando delle ristrette conoscenze dell’inglese, amici italiani mi hanno risposto con ilarita’: “Allora, hai scoperto l’acqua calda”. No, la vera scoperta e’ che nessun ci fa caso!

            Mi chiedo come e’ possibile passare tutto quel tempo a scuola e non saper dire niente? Ci vuole genio ad imparare cosi poco.

            Da una parte ho sempre sentito ispettori/ispettrici e genitori incolpare gli insegnanti, mentre recentamente  ho letto una lettera a Repubblica di un insegnante (si chiamava Lodoli) che ha causato scalpore, in cui lui incolpiva il rifiuto govanile di accettare il difficile o faticoso.  Forse come diceva questo professore, siamo di fronte ad una nuova situazione  che chiama, in modo un po’ troppo acceso, “genocidio”.  Pero’ le spiegazioni puramente sociologiche (“effetto di genitori assenti, televisione ecc) non sono adeguate. Inoltre tendono, essendo oltre il nostro controllo, a costituire alibi.

            Cio’ che ho visto e piu’ complesso ed e’ il risultato finale di molti rivoli.

 

            Dunque, questione di insegnati inadeguati? No. Durante l’estate, avendo una scuola d’inglese da gestire, ingaggio studenti neo laureati come insegnanti. Certo devono essere intelligenti, aperti, avere simpatia per i ragazzi ed avere un senso ludico. Pero’ non e’ per questo che questi studenti imparano velocemente come fare belle lezioni: e’ perche’ noi forniamo il materiale adatto. Ho portato 3 di loro con me in una scuola media in settembre: grande successo. Ho ancora 57 commenti anonimi dai 57 allievi di Capriolo, in cui lodano questi insegnanti e spesso dicono di aver imparato piu’ in 5 giorni che non in 3 anni a scuola. Siamo noi inglesi un popolo cosi fantasioso che 3 studenti possono battere insegnanti italiani con 20 anni di esperienza? Impossibile. No, il problema e’ altrove.

            La causa e’ molto piu grave e sta in una sorta di illusione colletiva molto complessa.    Allora, per comminciare, i libri di testo che ho visto usati a scuola (spesso prodotti da case editrici inglesi)  sono inservibili ed/inutili. Sono espressioni di una didattica sbagliata. Nella situazione scolastica reale, con 3 ore alla settimana,  (un’ ora e’ persa per interruzioni varie) tutto deve essere molto focalizzato, mentre questi libri sono molto dispersivi. I libri di testo sono basati su un metodo e teoria che funziona per piccoli gruppi di adulti motivati. Non funziona in classe e non importa quanti volumi di teoria li sostengono. A proposito di teoria: una teoria puo’ avere del giusto ma portare al falso nelle circostanze sbagliate.

 

            Conosco ispettori/ttrici che viaggiano da Brussels a Palermo e non si rendono conto che tutto l’edificio di teorie su “come si impara una lingua” ha portato ai risultati minimi che ho visto in queste settimane.

            Intorno a 30 ani fa (intorno al’68!) ha preso piede una didattica che pensava di imitare il modo in cui la lingua madre e’ “acquisita” come piace dire agli esperti. Tutta la “nuova didattica” puntava sul “natural language learning” - si, il mondo anglofono ha grande responsabilita’ per  l’inefficacia dell’insegnamento. (ma non e’ l’unico responsabile!). Ricordate lettori, il libro di testo - che e’ancora in voga. Tante fotografie e colori (“dobbiamo invogliare lo studente”!), pezzetti di conversazioni: una sorta di macedonia. Soltanto uno o due degli 700 studenti che io ho insegnato recentemente possono avere voglia di decifrare queste pagine dispersive e scontate. Per definizione, pagine chiare e focolizzate non possono essere offerte, perche’ i libri partono dall’illusorio presupposto di dover’essere accattivanti invece di informare: (il mito della “facilita’” indicato da Lodoli!). Aggiungiamo che nella teoria del “natural learning”, ovviamente la grammatica e’ stata spinta da un angolo perche’ non poteva farne parte.

            Piu’ tardi, quando i difetti o “debito formativo” di questi libri sono apparsi, il mercato e’ stato soffocato da una valanga di “grammatiche di recupero”, assolutamente  indecifrabili, un medicinale che peggiora la piaga. Insegnanti, autori ed editori devono ricordare che sono stati i bravi della classe. Gli insegnanti devono invece insegnare a tutta la classe. Se uso un libro di testo basato sul conventional wisdom of “natural learning”, non sono in grado di  insegnare a questa maggioranza. C’e una mancanza di decifabilita’.

            La mia esperienza nello scrivere una grammatica inglese, si spera piu’ utile per gli studenti, e’ illustrativi. La casa editrice italiana ha insistito nel sovraccaricare il libro con una valanga di pedanteria inutile e soprattutto demotivante. La giustificazione data e’ che “gli insegnanti lo richiedono”. Forse hanno ragione ma cosi la situazione rimane blindata. Infatti la serieta’ del problema deriva da questo aspetto di sistema chiuso.

            Al momento la situazione didattica e’ come segue: libri di testo che annoiano e che non si capiscono. Grammatiche di “ricupero” che pochi capsicono. Insegnanti che pur avendo il buon senso di persone a contato con la realta quotidiana,  non possono praticare una didattica diversa senza cominciare da capo e creare tutto il materiale necessario se stessi e poi correre il rischio di “non seguire il programma”! Ma a che scopo,  se dopo 3 anni di questa fedelta’ al programma, gli alunni non sanno come dire whose or which or Who is coming?

            Gli insegnanti, per praticare una didattica piu’ efficace, hanno bisogno di esperti PRATICI. Si, la teoria va anche bene per chiarire i presupposti di una pratica, (questo a me sembra il suo ruolo) ma ci vuole sempre un ponte alla pratica.

            Un altro aspetto del “blindato” e’ questo. Gli ispettori/ispettrici che sono condizionati da cio’ che essi hanno guidato, non possono intravvedere alternative perche’ non insegnano da anni ed anni. Chi di loro torna per fare una vera indagine, come ho fatto, con 30 classi difficili? Tutti gli ispettori  e sovrintendenti dovrebbero farlo: agguzzerebbe l’ingegno!

            Recentemente ero presente quando un’ Ispettrice ha parlato in una riunione di insegnanti di lingua per dare dei risultati  di un test di uscita della scuola media. Si, aveva ragione,i risultati erano preoccupanti: pero’, dopo la mia esperienza direi che la situazione e’ ancora peggiore. L’ispettrice riteneva di aver portato con se’ un mezzo per migliorare la situazione.   Secondo lei, quando sara’ adottato un nuovo sistema di categorizzazione  delle capacita’ linguistiche, sostenuto da tutta l’autorita’ dell’Unione Europea, il livello si alzera’.  Si chiama “Common European Framework”. Questo “Framework” (metafora gia’ di tendenziosa concretezza in inglese) e’ stato inventato o schedato per omogenizzare i test dell’ area comunitaria. Molto bene, ma quale effetto avra’ sull’insegnamento? Un sistema di testing, sappiamo tutti, puo’facilmente diventare la base di una didattica. Le categorie del Framework sono talmente vaghe che assolutamente non aiuteranno a colmare la mancanza che ho visto nelle scuole. Gli studenti hanno  bisogno di una  coerente focalizzazione su certe forme di base della lingua e moltissima pratica parlata, utilizzando quelle stesse strutture e un vocabolario da1000 a 3000 vocaboli.

            Purtroppo questo nuovo metro, che l’ispetrice proponeva, rendera’ ancora piu’ dispersivi i libri di testo che crescerano dal suo humus. Quello che serve agli insegnanti e’ miglior materiale didattica; non nuovi test.   Una ragazza che frequenta un SIS in una universita’ del nord, lamentava il fatto che nei gluttunosi testi di teoria di “glottodidattica” che deve studiare, ci siano pochi suggerimenti concreti per  DOMARE e motivare 25 + ragazzi fuori controllo.

            Da una parte ce sono insegnanti allo stremo con quello che due bidelli mi descrivevono come un calo enorme di rispetto per la scuola, come luogo fisico e anche come concetto, da parte degli alunni, e dall’altra parte esperti o provveditorati nel loro mondo platonico dove, per ragioni professionali e di settore, non possono ammettere che l’imperatore e’ nudo. A proposito del nudo, certe  riforme della scuola spingono i presidi a richiedere “buoni voti” per paura di offendere o fare brutta figura. La sitauazione e’ blindata da ogno parte! Una specie di omerta’ istituzionale. 

            Dicono che l’Italia ha seguito certe riforme fatte nella scuola inglesi sotto i governi della Thatcher; ma soltanto in apparenza: il cosi detto “Local management of schools”. Certamente da noi e da voi la produzione di report che nessun leggera ha rubato tempo dalla preparazione di lezoni. 

            Differenze pero’ ci sono. In Inghilterra c’e un curriculum nazionale e ci sono test scritti a livello nazionale, corretti da esaminatori esterni e i risultati, scuola per scuola, sono pubblicati nei giornali nazionali: una classifica nazionale. Nessuno puo’ barrare. Tutti sanno quali sono le scuole che falliscono - e le scuole con alunni “socialmente svantagiati”  possono avere risultati eccellenti. Il vantaggio e’ che  tutto e’ alla luce del giorno. Senza quelle riforme fino in fondo, “l’independenza” e autogestione della scuole non sara’ a vantaggio dei genitori e alunni ma semplicemente dell’istituzione. Si cerchera’ di truccare la realta’.

            Come esempio di questa spinta verso una realta’ virtuale e di apparenza, do l’esempio di un fax mandato a me da una scuola media dove erano elencate le categorie delle capacita’ linguistiche dei  miei futuri allievi. - del tipo appunto che derivano dal “European Framework”. (si chiama “Portfolio”). The fax was pure fiction! Non  quadravano minimamente con le capacita’ degli alunni.  I veri allievi in contrasto di questi virtuali, che io e i miei 3 studenti/insegnanti trovammo davanti, avevano un 5% delle capacita’ “Portfolio”, elencate con tanta buracratico puntiglio! Delusione. Mi dispiace per studenti e insegnanti. Chi li aiutera’?

            Oltre a questioni di didattica delle lingue e il problema della disciplina, c’e la situazione di cui parlava Lodoli. Speso nelle classi che ho visto, mancava quello che possiamo chiamare una disposizione a studiare; si notava un disinteresse per tutto il progetto “educazione/ scuola”.

            Che cosa insegnamo e come insegnamo? Come possiamo distinguere l’indisciplina che deriva da una corrosione sociale, da quella causato semplicemente da una scuola debole, o da quell’indisciplina che sbocca dalla semplice noia? Domanda difficile. Vedendo i libri di testo in altre materie mi sembra che il contenuto non e’ realisticamente mirato alla maggioranza degli alunni. Non sto dicendo che dobbiamo abbassare il livello. No, pero’ dobbiamo essere sicuri che la maggioranza degli allievi  rimanga con noi sul nostro tracciato e non una minoranza mentre gli altri alunni scalano i muri! C’e una tendenza qui di “rispettare” i programmi anche se in fin dei conti molti degli studenti hanno smesso di seguire.

            Sono stato molto colpito da una lettera da una madre 2 anni fa “Aiuto mio figlio e’ un cretino” e poi recentemente da una lettera da una studentessa, Luisa in ottobre.  Perche il figlio e’ “cretino” e’ in parte spiegato da Lodoli e la madre, ma anche da questa ragazza che scriveva: “vaghiamo per questa societa’ senza punti di riferimento perche nessuno ci ha aiutato a scoprirli”. Non possiamo educare come richiede giustamente la ragazza, se non partiamo della mente reale degli studenti. E’ illusorio se i nostri programmi sono completi ma, in effetti, non educano a pensare in modo autonomo. E’ vero come dice Lodoli che spesso i giovani non sanno ragionare ma dobbiamo chiederci: il nostro modo di insegnare e la montagna di pensiero petrificato che si chiama programmi, li aiutano veramente a pensare in modo autonomo?  Non fara’ parte del loro patrimonio culturale: e una sorta di maze training- e poi come risultato loro cercano di fuggire piu’ presto possibile dal labirinto della scuola. Spesso la scuola diseduca. Non possiamo soltanto dare la colpa agli studenti. I programmi e la disciplina delle scuole, la disponibilita’ dei genitori, i valori della societa’, la qualita’ disumana della vita moderna; tutto e’ coinvolto.        

Questioni di controllo. Ho notato che una grande differenza nell’autogoverno delle scuole fra Italia e Inghilterra e’ che in Inghilterra i presidi sono molto presenti nelle faccende banalmente giornaliere e non soltanto burocratiche. Forse in Italia il preside e’ un manager di risorse materiali e non umani perche’ la burocrazia giornaliera lascia poco spazio: o forse non vogliono “interferire”? Un peccato perche una presenza unificante e’ necessaria. 

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